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20 anni di Harambee: “Andiamo avanti, amplificando la voce degli africani e contribuendo a concretizzare le loro idee”

A vent’anni dalla fondazione, Harambee all together ‘for’ Africa è sempre più all together ‘with’ Africa” ha detto Piero Sandulli, membro del comitato direttivo, a conclusione delle celebrazioni per il Ventennale. Ciò vuol dire che la strada tracciata e la direzione per il futuro saranno sempre più all’insegna di una collaborazione tra pari piuttosto che d’aiuto perché è questo quello che gli africani, e il mondo globalizzato, richiedono.

Difficile dar conto dello spirito e delle emozioni vissute nei giorni tra il 28 e il 30 settembre in cui si è svolto il Simposio “Be To Care” per celebrare i primi vent’anni di attività di Harambee e il primo evento del Centenario dell’Opus Dei (2028-2030). L’Associazione è nata proprio in occasione della canonizzazione del suo fondatore, San Josemaría Escrivá. “Il messaggio di questo Santo ha sempre guidato il nostro operato negli anni, con sempre crescente consapevolezza” ha spiegato Linda Corbi, coordinatrice internazionale di HAI “Con questo spirito, Harambee si e è andato consolidando dando luogo a comitati in diversi paesi” ma “quello che ci tiene insieme non è un vincolo giuridico; piuttosto la comunanza di ideali, la gioia di poter condividere obiettivi comuni, Il desiderio di offrire a tante persone la possibilità di realizzarsi seguendo le proprie inclinazioni ed aspirazioni”.

Dopo i saluti istituzionali iniziali di Raffaele Izzo (presidente di Harambee) e Carlo Papa (presidente Advisory Board), le diverse sessioni programmate hanno visto il confronto tra alcuni professionisti (del settore accademico, economico, del non profit) sulle sfide sociali più urgenti e sulle possibili risposte. Sono state poi raccontate le esperienze di questi anni e le lezioni apprese da parte dei responsabili dei comitati di Spagna, Portogallo, Polonia, Francia, Svizzera e Stati Unitiè stata poi la volta dei rappresentanti degli enti africani, con cui Harambee collabora, che hanno illustrato le loro proposte concrete per migliorare la vita delle persone, attraverso il lavoro quotidiano e professionale nei luoghi in cui sono inseriti.

   
Mons. Fernando Ocariz, Prelato dell’Opus Dei, ha aperto i lavori del secondo giorno: “Vorrei concludere con altre parole forti e stimolanti di San Josemaría: ‘Un uomo o una società che non reagisce alle tribolazioni o alle ingiustizie, e che non si sforza di alleviarle, non è un uomo o una società all’altezza dell’amore del Cuore di Cristo. I cristiani, pur mantenendo la massima libertà nello studio e nell’attuazione delle varie soluzioni, e quindi con un logico pluralismo, devono essere uniti nella stessa ansia di servire l’umanità. Altrimenti, il loro cristianesimo non sarà la Parola e la Vita di Gesù: sarà un travestimento, un inganno di fronte a Dio e agli uomini’” e ha aggiunto “Che la riflessione che iniziate oggi –in vista del centenario dell’Opera- serva ad approfondire questo appello del nostro Fondatore e a renderlo concreto a livello spirituale e personale, nel lavoro professionale e in tutte le iniziative sociali ed educative che, in un modo o nell’altro, trovano ispirazione nel suo messaggio. In questo campo, come in altri, possiamo applicare le parole di San Josemaría: tutto è stato fatto e tutto resta da fare. Sicuramente ci incoraggerebbe a continuare a sognare”.

   
Una sessione è stata dedicata al tema dell’imprenditoria giovanile africana; Harambee collabora con alcuni incubatori d’impresa collegati ad Università di prestigio (in Nigeria, Kenya, Costa d’Avorio e Sud Africa) per contribuire alla formazione di giovani imprenditori a forte impatto sociale che siano in grado, cioè, di creare imprese innovative, competitive ma anche sostenibili per l’Africa e per il mondo.

Diventa sempre più chiaro che un importante fattore di differenziazione per l’Africa è il fatto che si tratta dell’unico Continente che sta ancora crescendo e la cui gioventù rappresenta una percentuale enorme dell’intera popolazione” ha spiegato Vincent Ogutu, Rettore di Strathmore University, Kenya. “Se la tendenza dei giovani africani a dedicarsi all’imprenditoria continuerà ad aumentare, questa combinazione di popolazione in crescita e imprenditoria è potenzialmente uno dei più potenti vantaggi competitivi di cui l’Africa potrebbe beneficiare.” Inoltre, ha aggiunto il Rettore “Con un numero sempre maggiore di storie di successo imprenditoriale, questi giovani intrepidi stanno gradualmente cambiando i modelli di riferimento: dalle celebrità politiche e dai teneri imprenditori che si sono arricchiti grazie alla corruzione al modello più sano di persone che costruiscono la propria ricchezza grazie alla creatività e al duro lavoro”.

Con l’occasione di questa celebrazione, due sono stati i progetti imprenditoriali selezionati da Harambee e che riceveranno il sostegno necessario: il primo volto a rafforzare l’imprenditoria femminile nella regione di Nyanza (Kenya), attraverso un sistema di credito agevolato, promosso dalla giovane Emily Bakhitah e il secondo, promosso da Ngotiek Benson, che desidera realizzare un’azienda agricola idroponica autosufficiente (coltivazione senza terra) a Sekenani, una cittadina rurale situata ai confini della riserva nazionale del Masai Mara (Kemya), per combattere l’insicurezza alimentare e offrire posti di lavoro. Imprese che risolvono problemi, quindi, all’insegna del  “It takes a Village” l’espressione africana che si riferisce alla tradizione secolare di aiutarsi l’un l’altro e di prendersi cura non solo di se stessi, ma anche della comunità. Entrambi i giovani aspiranti imprenditori hanno studiato alla Strathmore University (partner di Harambee) e da questa saranno seguiti.

Sul tema dell’imprenditoria hanno offerto contributi illuminanti anche Enase Okonedo (Rettore della Pan Atlantic University di Lagos, Nigeria) parlando di ambienti favorevoli al consolidamento di imprese;  Angelina Baiden-Amissah (Ambasciatrice del Ghana presso la Santa Sede) che ha illustrato il programma di riforme del governo ghanese per il rafforzamento del settore; George H. Johannes (già ambasciatore del Sud Africa presso la Santa Sede) che ha sottolineato la necessità di appoggiare i giovani ed incoraggiarli a rimanere nei loro paesi, sviluppando idee per il bene di tutti; Alfredo Cestari (presidente della Camera di Commercio ItalAfrica) che ha annunciato il desiderio di collaborare con Harambee per il rafforzamento della formazione dei giovani aspiranti imprenditori.

   
L’ultima sessione ha visto la premiazione del Concorso internazionale Harambee “Comunicare l’Africa” con la partecipazione di due giornalisti: Angela Rwezaula e Eugene Ohu.
Un obiettivo importante per Harambee” ha ricordato Rossella Miranda, coordinatrice della comunicazione di HAI, è contribuire alla diffusione di una informazione più corretta sull’Africa, meno stereotipata, che tenga conto delle diversità e delle complessità e non solo dei problemi. Perché questa è la realtà: si tratta di un continente di oltre 50 stati e molto variegato”. Inoltre, ha aggiunto: “Crediamo che la solidarietà possa essere incoraggiata offrendo prospettive di speranza piuttosto che scenari inesorabilmente catastrofici”.

Una sfida complessa, come ha ricordato Angela Rwezaula “Quando i media aprono una finestra sull’Africa, 99 volte su 100 si parla di problemi: guerra, carestia, emigrazione, malattie…” ma accanto alle difficoltà è necessario “Far conoscere la ricchezza e il valore che l’Africa possiede e in questo i mezzi di comunicazione hanno una responsabilità enorme, possono offrire un grandissimo contributo per cambiare il racconto sull’Africa”.
Aiutare quindi l’Africa a raccontare la sua vera storia; e come si fa? “Anche sviluppando una certa sfiducia nella nostra comprensione dell’Africa e rendendosi disponibili a ricevere feedback” come ha spiegato Eugene Ohu.  “Questo è un requisito fondamentale dell’ascolto attivo che non è solo un esercizio materiale per far entrare il suono nelle orecchie.  È piuttosto un’attitudine a sospendere apertamente il giudizio, a lasciarsi vulnerare e ad ammettere l’ignoranza.  Evitare di riempire gli spazi vuoti di informazioni sull’Africa con immagini acquisite.  Apritevi alla comprensione dell’Africa a partire da immagini e simboli propri e completi”.

Immagini autentiche sono senz’altro quelle proposte dal vincitore della IX edizione del Concorso Harambee: David Boanuh. Per la prima volta, la stessa persona si è aggiudicata il premio per entrambe le categorie previste. Il videoclip “Reframed” costruisce efficacemente l’immagine del Continente restituendo la sua complessità, la varietà, il dinamismo, l’entusiasmo, la gioia.
Il video documentario “The Golden Seeds” esplora un problema specifico e complesso -l’industria del cacao-, mostrando le difficoltà delle persone con uno sguardo realistico e rispettoso che evita commiserazione. Emerge un ritratto di determinazione, impegno, forza e speranza. “La giuria ha, inoltre, particolarmente apprezzato che, attraverso le testimonianze raccolte, si è voluto evidenziare il desiderio di famiglia, di educazione, di profondo legame con la comunità e di impegno proattivo del proprio quotidiano”. Una menzione speciale è stata attribuita al documentario “Kandia” di Hamado Tiemtoré: un bellissimo racconto di una esperienza concreta e originale di coesistenza e integrazione nel sud d’Italia.

Abbiamo fatto quello che potevamo e devo dire che, poco o molto che sia, lo abbiamo fatto con affetto e con il desiderio di essere utili” ha detto Linda Corbi.

Come sarà il futuro? Lo costruiremo assieme ai nostri amici africani, restando in rispettoso ascolto. “Ispirati da San Josemaria sappiamo che non saranno mai i successi materiali a costituire le fondamenta di Harambee, ma la capacità di lavorare oltre il dovuto perché contagiati dalla ‘passione per l’uomo’ chiunque egli sia, e dal desiderio che tutti abbiano una vita dignitosa perché figli di Dio”. 

Incoraggiati dai suoi insegnamenti, apprezzeremo la collaborazione di tutti, ognuno con il proprio carisma, impegnandoci assieme per il bene comune.

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