“Rinascimento africano: fatto o finzione?” in occasione della Giornata Mondiale dell’Africa 2022

Sogno una leadership africana coraggiosa, lungimirante e progressista che cancellerà i confini artificiali dei colonizzatori che hanno causato così tanta sofferenza per le persone del continente”, queste le parole pronunciate da George Johannes – ambasciatore della Repubblica del Sudafrica presso la Santa Sede – durante l’evento “Rinascimento africano: fatto o finzione?” che si è svolto presso la Pontificia Università della Santa Croce di Roma mercoledì 25 maggio 2022. L’incontro è stato organizzato da Harambee Africa International in occasione della Giornata Mondiale dell’Africa, che ricorda l’anniversario della fondazione dell’Organizzazione dell’unità africana, nel 1963, chiamata poi Unione africana nel 2002.

Con le sue ingenti risorse naturali e la popolazione più giovane al mondo, l’Africa è sempre più al centro dell’attenzione internazionale. Nonostante sia il Continente del futuro, però, accanto a un indiscutibile “rinascimento” permangono gravi contraddizioni. L’obiettivo dell’incontro è stato cercare di capire in cosa consiste oggi questo rinascimento africano e dove sta conducendo.

Costruire un paese migliore

Il tema di oggi è pertinente all’Africa di oggi, che sta lottando con alcune sfide che sono nuove e altre che non lo sono”, ha affermato l’ambasciatore Johannes. Ha poi approfondito la tematica della leadership, specificando che “quando guardiamo la storia del continente dobbiamo ricordare i grandi leader del passato che hanno lasciato il segno”. Ha poi proseguito: “le generazioni future di leader devono continuare a basarsi sull’eredità di coloro che sono venuti prima di loro e devono contribuire a plasmare coloro che verranno dopo di loro. Questo darà modo di costruire un paese migliore”. Ha concluso il suo intervento condividendo un messaggio di speranza: “Ritengo che il rinascimento africano possa non rimanere solo un sogno, ma essere raggiunto”.

Portare un cambiamento attraverso la moda

Successivamente Maryann Iloha, Bachelor (BNSc) all’Università della Nigeria, ha affermato che “il rinascimento africano è una realtà che si sta verificando”, e ha approfondito la tematica concentrandosi sul suo paese d’origine, la Nigeria, attraverso l’aspetto della moda. Ha condiviso la sua esperienza personale raccontando di “una sorta di rivoluzione, una ridefinizione di ciò che chiamiamo bellezza africana” che è avvenuta nel suo paese: se fino a pochi decenni prima era normale lasciarsi influenzare dalla cultura europea lisciando i capelli o acquistando capi nei negozi dell’usato per assomigliare il più possibile ai canoni occidentali, a partire dai suoi anni universitari si è accorta che questo non accadeva più. Ha poi spiegato che designer come Folake Folarin-Coker, Deola Sagoe e Duro Olowusi hanno contribuito a sviluppare un nuovo stile africano che si sta diffondendo in tutto il mondo e ha affermato: “Considero questo una sorta di rinascimento perché è un cambiamento graduale che abbraccia una voce e una cultura”.

Rompere i paradigmi

Se Maryann Iloha ha evidenziato la possibilità della moda di portare un cambiamento, il giornalista e autore Filomeno Lopes ha approfondito la questione della rottura dei paradigmi di un paese. “Noi siamo ancora l’unico continente che pensa ciò che non vive e vive ciò che non pensa. (…) Se tu pensi costantemente ciò che non vivi e vivi ciò che non pensi sei costretto a cibarti di ciò che non produci e a produrre ciò che non consumi. L’Africa da secoli è in questa posizione ed è questa la sfida del rinascimento”. Lopes ha continuato il suo intervento citando la dolorosa questione della leadership, evocata in precedenza dall’ambasciatore George Johannes: “Oggi abbiamo tanti capi ma nessun leader, perché non c’è un progetto di vita per quella gente. Quel progetto è fatto altrove, e di fatto non c’è un pensiero che sia nostro”. Riguardo al tema del rinascimento ha affermato: “è più un tema del futuro che un problema del passato ed è da celebrare come occasione per ricordare che la strada che dobbiamo fare è ancora lunga”.

Scarica qui il discorso dell’Amb. Johannes in italiano: George Johannes_ita

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