Fratelli Tutti, uno sguardo sul continente africano

Mercoledì 2 dicembre si è svolto un incontro sul senso e sugli obiettivi dell’ultima Enciclica di papa Francesco riflettendo particolarmente sul contesto africano. La riunione è stata promossa da Harambee e dalla Pontificia Università della Santa Croce. 

Alessandra Silvi, Officiale del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ha aperto i lavori illustrando le iniziative della Santa Sede per incoraggiare “partecipazione e creare un cambiamento dal basso” così che i grandi valori espressi nella Lettera possano trovare delle applicazioni concrete nella vita delle persone e nella società.

Nell’Enciclica papa Francesco cita, tra gli altri, l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, principale sostenitore dell’Ubuntu, la filosofia umanista africana basata su “una cultura di condivisione, apertura, mutua dipendenza, dialogo e incontro interpersonale” come ha spiegato Don Antoine Tiabondou, del Burkina Faso, che ha illustrato le diverse declinazioni del concetto nella realtà locale africana.

E’ poi intervenuta Suor Liliana Ugoletti, direttrice della Fondazione Canossiana: “La fraternità e l’amicizia sociale -di cui parla il Santo Padre- animano la solidarietà verso i “più poveri dei poveri” e consegnano una missione nelle mani di ciascuno di noi, per restituire piena dignità e identità a ogni persona” ricordando come Santa Giuseppina Bakhita -suora canossiana- sia esempio e fonte d’ispirazione “un riferimento sempre attuale per l’Africa e per quanti, oggi, si battono contro le nuove forme di schiavitù”.

Augustin Shako Yodum della Rep. Dem. Del Congo si è soffermato sulle sfide attuali che l’Africa ha davanti per salvaguardare e promuovere il “diritto di ogni essere umano a vivere con dignità e a svilupparsi integralmente” (FT107); “Non è possibile parlare di fratellanza universale” ha detto Don Augustin “se non c’è prima una fratellanza nazionale. Bisogna ripartire da ciascuno di noi, dal contributo che ciascuno di noi può offrire; c’è bisogno di un cambio di mentalità, di superare atteggiamenti passivi (in attesa degli aiuti esterni) e adottare comportamenti proattivi”.

Dall’Italia è intervenuto Nicolò Della Chiesa, agronomo, impegnato in progetti di sviluppo agricolo, che ha spiegato come proprio il mondo rurale possa fornire esempi interessanti di come la fratellanza possa trovare una realizzazione concreta in pratiche che accomunano mondi diversi come quelli africani, mediterranei ed europei. “Il mondo rurale in Africa  ci mostra occasioni concrete di gestione comune delle risorse, che possono dare corpo alla fraternità auspicata dal Papa, in una prospettiva di utilizzo responsabile delle risorse che, insieme, ci impegniamo a mettere a frutto, ma anche a custodire e a mantenere”.

Eric Boateng, del Ghana, si è soffermato sulla necessità di tener conto della verità storica, citata nell’Enciclica: “Solo dalla verità storica dei fatti potranno nascere lo sforzo perseverante e duraturo di comprendersi a vicenda e di tentare una nuova sintesi per il bene di tutti (FT226).

Emanuela Bonavolta, responsabile del progetto Dignity in Mozambico, ha concluso l’incontro riflettendo sul senso del lavoro di cooperazione in contesti in via di sviluppo dove “le relazioni umane sono sempre al primo posto, ricercando quella comunione e fratellanza che ci portano a camminare assieme per raggiungere un obiettivo comune e per tirare fuori il meglio della vita di ciascuno”.

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